IL PERSONAGGIO
BANANA OIL (Stati Uniti)
Serie a vignette creata nel 1921 da
Milt Gross e apparsa per la prima volta, nello stesso anno, sul New York World
in un formato che si avvicinava alla striscia. Non vi appariva alcun personaggio
fisso mentre l'elemento ricorrente era il motto « Banana Oil » (alla lettera,
olio di banana) che stava a significare più o meno il commento ad una
situazione impossibile. Un esempio pratico: in una di queste vignette, si vede
un omino che legge con attenzione un testo pubblicitario sulle arti del
ju-jitsu secondo il quale egli sarà in grado, dopo l'addestramento, di
difendersi da chiunque; nella vignetta successiva appare un rapinatore grande e
grosso che gli punta contro una pistola, nella terza si vede il meschinello che
salta addosso al bandito e, nell'ultima, si vede l'omino in una bara dalla cui
bocca esce il sarcastico commento di « banana oil! ». Banana Oil che dapprima venne
pubblicato su quotidiani piuttosto sofisticati, ottenne un successo prorompente
tanto che l'espressione divenne di uso corrente nella fraseologia dell'uomo
della strada anche se, a dire il vero, nei tre volumi curati da H.L. Mencksen,
« American Language », che riportano tutti i modi di dire in slang ed in uso corrente
nella lingua parlata americana tale frase non viene citata. Verso la metà degli
anni venti venne ristampata una raccolta in edizione economica delle vignette
più significative. Anche questa formula ebbe gran successo e conobbe parecchie
ristampe. Nel 1926 Banana Oil diventò una tavola domenicale apparendo assieme a
una nuova serie che aveva creato Gross, Nize Baby, mentre lo stesso Gross diede
il via ad una nuova striscia quotidiana, The Feitlebaum Family che, pochi mesi
dopo, venne ribattezzata Looy, Dot Dope. Banana Oil mantenne la sua posizione
nell'edizione domenicale anche quando Count Screwloose of Tooloose prese il posto
di Nize Baby nel 1929. Nel 1930 Banana Oil smise di apparire sui quotidiani e
ciò coincise con il passaggio del suo autore dal New York World's Press al King
Features Syndicate.
LA TECNICA
LA CARTA
Inventata dai cinesi intorno al
II secolo a.C., apparve in Europa verso
la metà del XII secolo, per sostituire lentamente la pergamena assai più
costosa. È il supporto principe per qualsiasi tipo di scrittura; senza di essa
la comunicazione interpersonale sarebbe stata ben diversa da come oggi si
configura. Ai fini del disegno una sua qualità si presenta come fondamentale:
la "grana", ovvero la granulosità della superficie. La
"grana" consente ai vari mezzi che lasciano un tratto sulla carta di
adattarvisi con effetti particolari, ravvicinando o sfaldando la traccia,
secondo la pressione della mano. Molti capolavori del disegno hanno origine da
questo semplice rapporto, dalla sensibile interconnessione strumento-supporto. Per
il disegnatore di fumetti la scelta della carta è condizionata da tre possibilità,
che indichiamo molto brevemente.
A) Il disegno finito ha come vincolo la realizzazione in bianco e
nero. La carta migliore sarà liscia o, quando si vuole ottenere qualche effetto
"texture", leggermente granulosa. In questo modo inchiostri,
pennarelli, matite possono distendersi sopra con facilità e tratto uniforme.
B) Il disegno eseguito dall'autore è in bianco e nero, ma è
necessaria un'aggiunta di colore, da parte di un'altra persona. Per questo
motivo il primo esecutore (colui che disegna in bianco e nero) dovrà scegliere
una carta che accetti sul retro un tipo di inchiostro anche molto liquido. Infatti
solitamente la persona che colora, esegue il suo lavoro ponendo il foglio
disegnato "al contrario" sul tavolo luminoso; stende quindi
l'inchiostro sulla parte non segnata dal bianco e nero. In questo modo non
"sporca" con il liquido colorato la nettezza del tratto originale e
in fase di stampa l'unione dei due "clichés" mostrerà comunque un
contorno in nero pieno. La ditta Canson fornisce questo tipo di carta, una
faccia liscia, l'opposta leggermente ruvida, nel formato 50x65 cm.
C) Il disegno è eseguito a colori da un unico autore su richiesta
dell'editore. Di conseguenza egli può usare la tecnica di colorazione che
meglio gradisce e la carta che consente gli effetti desiderati.
Esistono svariate carte di ottima
qualità, prodotte dalle diverse case. La consistenza di queste carte si esprime
come peso del foglio al metro quadrato; mediamente una carta di 250 g/mq è di buona
qualità e adatta a un tipo di colorazione di media fattura. Ovviamente le più
consistenti possono sopportare interventi cromatici complessi e molto lavorati.
Non volevamo dirlo, ma il cartoncino Schoellers Durex (ormai reperibile solo su Amazon),è il migliore; esiste liscio,
ruvido, intermedio, sempre di circa 250 g/mq e possiede una resistenza e una
versatilità incredibile. Per non parlare del cartone rigido Schoellers;
potreste mangiarci sopra gli spaghetti al pesto, grattare con una lametta ciò
che resta e, dopo, disegnarci sopra. Non ci credete? Provate... Se il disegno
non vi riuscirà al meglio, avrete almeno mangiato ottimi spaghetti. Comunque,
anche l'italiana Fabriano, nei suoi vari formati, è un'ottima scelta. Prestare
solo attenzione (per chi digitalizza il bianco e nero per poi lavorarlo al
computer), perché i formati non rientrano precisamente nei classici A3 e A4, ma
sono un poco più grandi e non entrano con precisione nel piatto dello scanner. Una
carta leggera, colorata o con una "texture" adatta, può essere
ritagliata secondo la forma desiderata e incollata sul supporto principale. È
la tecnica del papier collé, che non è equivalente al riporto meccanico, perché
la carta incollata dovrà essere necessariamente "trovata" dall'autore
tra i suoi materiali d'uso quotidiano. L'esecuzione può sembrare semplice e
banale, ma non lo è del tutto. Affinché
la "silhouette" si armonizzi con lo stile del disegnatore, la carta "trovata"
sia scelta con molta cura, adattata nella posizione migliore e portatrice di
un'espressione compiuta. La difficoltà consiste nel dare ordine alla casualità
dell'intervento.
Tipi di cartoncino in commercio